Approfondimenti
L’utilizzo della multimedialità in classe: una scelta consapevole.
La cultura occidentale ha accolto le tecnologie digitali con entusiasmo ed aspettativa. “Oggi il problema non è soltanto quello di insegnare qualcosa, ma di non mettersi di traverso a processi di socializzazione più complessivi, indotti dai media, che aggirerebbero l’ostacolo costituito dalla scuola. Se la scuola viene concepita come impedimento rispetto ai mutamenti culturali in atto, o come luogo separato da essi, non svolge alcuna funzione sociale effettiva[2]. La media education ha come obiettivo prioritario l’ampliamento del curriculum disciplinare con l’inserimento dei media tra gli ambiti tematici da indagare. I nuovi media trasformano i media tradizio
nali con estrema voracità, reinventando se stessi nella ricerca di immediatezza[3]. Il contenuto di un medium è sempre un altro medium: il contenuto della scrittura è il discorso, così come la parola scritta è il contenuto della stampa e la stampa quello del telegrafo: un medium è incorporato o rappresentato all’interno di un altro medium. La rappresentazione di un medium all’interno di un altro viene chiamata rimediazione[4]. La rimediazione è una caratteristica fondamentale dei nuovi media digitali i quali rimediano i loro predecessori. Il nuovo medium può rimediare cercando di assorbire completamente il medium più vecchio, così da minimizzare le discontinuità tra i due. Lo stesso atto della rimediazione assicura che il vecchio medium non possa scomparire del tutto; il nuovo medium rimane dipendente dal vecchio sia consapevolmente che inconsapevolmente e preferisce porsi in una relazione di costante dialettica con il media che l’ha preceduto[5].
tanto, potendo al massimo diffondere l’informazione da una sola fonte verso mille destinazioni. Nemmeno la posta o il telefono possono avvicinarsi alla potenza del Web, perché, anche se permettono gli scambi individuali, sono lenti e privi della capacità tipica del computer di mostrare, cercare, mediare ed eseguire in automatico. Il Web di Tim Berners-Lee ha già dimostrato in modo spettacolare la sua unicità (rispetto alla stampa di Gutenberg, al telefono di
Bell e alla radio di Marconi), e questo molto prima di acquisire la sua forma definitiva[7].I nuovi mezzi si presentano quindi come un’evoluzione tecnica di possibilità già
conosciute nell’ambito tradizionale, che si esplicitano nell’utilizzo di strumenti di supporto come la lavagna luminosa, il proiettore di diapositive, il videoregistratore, ecc. Si parla in questo caso di “tecnologie dell’educazione”, intese “come lo studio sistematico dei procedimenti che possono guidare le conoscenze disponibili nel campo dell’istruzione, utilizzando gli strumenti tecnologici utili alla stimolazione dei processi di apprendimento[8].Supporti multimediali come i cd-rom, o il ricorso alla visualizzazione di materiale disponibile online possono essere utilizzati con lo scopo di arricchire la lezione in aula, incrementando la quantità delle fonti da analizzare e arricchendo la qualità dei contenuti.
All’interno di questo sistema, all’insegnante è assegnato il ruolo non solo di soggetto erogatore di contenuti[9], ma anche di coordinatore. Al docente è richiesto un ingente investimento nell’allestimento dei contenuti in una forma adatta ai nuovi strumenti, nonché alle nuove prospettive didattiche. Agli studenti, allo stesso modo, è richiesta partecipazione a quel processo definito “apprendimento collaborativo”, ove è loro richiesta una parte attiva nella rielaborazione dei contenuti e nel reperimento in prima persona di materiali da condividere con i colleghi. Essi devono manifestare un atteggiamento più operativo, che non si limiti alla semplice memorizzazione di dati e informazioni.
Quali media?Distinguere come ciascun medium offra opportunità diverse per le varie forme della conoscenza ha un rilievo primario per chi si occupi di progettare e allestire ambienti educativi e dovrebbe quindi tenere d’occhio il conseguimento di un’adeguata ecologia mediale[10].
Quali obiettivi educativi?
Nella programmazione di questo percorso didattico la conoscenza strumentale di base (scrittura, editing multimediale, internet) viene considerata pre-requisito. Dovrebbe allora prevalere un’educazione con i media per lo più subordinata all’acquisizione di contenuti o allo sviluppo di particolari abilità critiche (cognitive, metacognitive ecc.). Si mantiene un’educazione ai media, solo in momenti più specifici, caratterizzandola nel senso dell’approfondimento tecnico circa ambienti particolari più complessi o di una riflessione più approfondita sul piano delle implicazioni teoriche (epistemologiche, etiche).
Lo stile cognitivo costruttivista
I nuovi media sono “tecnologie cognitive”, cioè dispositivi in grado di coinvolgere processi interni
della mente, capaci di specifiche integrazioni con i modi interni del pensiero. La storia mostra come l’apparire di nuove tecnologie cognitive possa anche liberare nuove potenzialità; proprio mentre si solleva la mente da determinati carichi possono affiorare nuove sinergie tra mente e media e possono emergere opportunità nuove per l’attività costruttivista del pensiero.L’attività costruttivista consente di costruire oggetti (nel nostro caso informatici) carichi di significato per chi li produce.
Si realizza così una programmazione didattica in cui gli apprendimenti emergono dalla interazione-argomentazione sia tra i discenti che tra essi e i docenti[11]. Argomentare che nasce dalla necessità di dare consistenza ad oggetti che hanno significato per chi li costruisce e che conferiscono valore agli apprendimenti vissuti come necessari a tale costruire. Gli apprendimenti vengono, per così dire, imposti delle necessità della costruzione stessa ed emergono attraverso l’interazione con gli altri. Si propone dunque una modalità di costruzione della conoscenza individuale resa possibile da una collettività. Una conoscenza che, attraverso la relazione con tutti gli attori e le attrici dell’ambiente di apprendimento, si costruisce e si struttura continuamente, per poi decostruirsi e ricostruirsi attraverso nuovi contatti e nuove interazioni con altri[12].Lo scopo è quello di fare in modo che ciascuno e ciascuna possa costruirsi una sua personale conoscenza, sia pure in un sistema di valori condivisi all’interno di una certa collettività sociale. I percorsi e gli stili sono individualmente diversi e ciò consente a ciascuno di sentire come propri, e quindi di dotare di significato, gli apprendimenti che andrà via via maturando.
Le metodologie basate su paradigmi costruttivisti e collaborativi appaiono in grado di promuovere apprendimenti flessibili e organizzati secondo modalità di tipo reticolare. La costruzione di prodotti ipermediali, la costruzione di testi tramite word processor, la posta elettronica consentono di porsi in interazione con il mondo, di negoziare significati, scegliendo la
flessibilità dei ruoli e delle situazioni contro la stabilità e la rigidità dei percorsi precostituiti, tipici di un’educazione di stampo comportamentista, che portano ad un uso più asettico dei personal computer e che raramente riescono a dotarsi di significati per chi apprende[13].Il modello costruttivista-collaborativo e uso dei personal computer tendono ad annullare la separazione tra il momento in cui si progetta un’azione, in maniera asettica rispetto al fare, e quello in cui il progetto prende forma e consistenza.
I personal computer, in un uso consapevole ed avanzato, tendono a creare ambienti simulati in cui l’azione influenza continuamente il progetto ed il progetto l’azione in un continuo interscambio in cui le due parti si avviluppano e si modificano continuamente e reciprocamente. Queste modalità sono più vicine ad un apprendimento attraverso l’esperienza, della quale conservano la necessità di interagire, di cercare per trovare, di modificare continuamente le proprie azioni, che non ad apprendimenti basati sulla trasmissione della conoscenza attraverso il linguaggio.
Anche in un’ottica costruttivista e collaborativa, l’informazione va comunque comunicata, e quindi trasmessa, per essere subito lavorata, cioè utilizzata ai fini del lavoro che si sta strutturando. Quindi la trasmissione non muore: viene vista come momento importante ma da superare, mutandola da fine a se stessa ad utile a un fine e dotandola quindi immediatamente di significato per gli studenti[14].
Ma quale deve essere il ruolo dell’insegnante in seno ad un approccio di tipo costruttivista? Se si accetta che il focus dell’azione si sposti dalla acquisizione di una specifica abilità allo sviluppo della capacità di apprendere, è più che evidente come ciò richieda che l’insegnante rivesta un ruolo di animatore culturale e non più di trasmettitore di conoscenze. L’insegnante non è più un contenitore detentore di conoscenze, ma un esperto di strategie.[15]
Note:
[2] Menduni, cit. secondo G. Bettetini, S. Garassini, B. Gasparini, N. Vittadini, I nuovi strumenti del comunicare, Bompiani 2001, p. 271.
[3] J. D. Bolter – R. Grusin, Remediation, Competizione e integrazione tra media vecchi e nuovi, Guerini & Associati, Milano 2002, p. 304.
[4] J. D. Bolter – R. Grusin, Remediation, Competizione e integrazione tra media vecchi e nuovi, cit., pp. 72-73.
[6] Tim Berners-Lee è l’inventore del web. Attualmente è direttore del World Wide Web Consortium, l’istituto che ne coordina lo sviluppo a livello planetario. Insegna in varie università ed è docente di Computer Science al prestigioso MIT Laboratori di Cambridge.
[7] T. Berners-Lee, L’architettura del nuovo web, Feltrinelli 2001, pp. 11-12.
[8] Acone, cit. secondo G. Bettetini, S. Garassini, B. Gasparini, N. Vittadini, I nuovi strumenti del comunicare , cit., p. 273.
[9] G. Bettetini, S. Garassini, B. Gasparini, N. Vittadini, I nuovi strumenti del comunicare, cit., p. 274.
[10] A. Calvani, I nuovi media nella scuola. Perché, come, quando avvalersene, Carrocci, Roma 1999, p. 23.
[11] Pontecorvo, cit. secondo P. Migliorini, Educazione e computer per un sapere flessibile, costruttivista e reticolare; in O.Albanese et al., Apprendimento e nuove strategie educative, Unicopli, Milano 2000, p. 145.
[12] Varisco, cit. secondo P. Migliorini, Educazione e computer per un sapere flessibile, costruttivista e reticolare; in O.Albanese et al., Apprendimento e nuove strategie educative, cit., p. 146.
[13] O. Scandella, Corso di “Tecnologie dell’educazione” – Silsis, Bergamo, a.a. 2006/2007.
[14] P. Migliorini, Educazione e computer per un sapere flessibile, costruttivista e reticolare; in O.Albanese et al., Apprendimento e nuove strategie educative, cit., p. 151.
[15] Papert, cit. secondo P. Migliorini, Educazione e computer per un sapere flessibile, costruttivista e reticolare; in O.Albanese et al., Apprendimento e nuove strategie educative, cit., p. 149.


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