Saturday, December 09, 2006


Il brainstorming
Il brainstorming stimola la produzione di idee creative all’interno di un gruppo dove ogni singolo si sente spronato a esprimere il proprio punto di vista libero da qualsiasi condizionamento perché tutti i giudizi sono “sospesi”. Il modello di apprendimento sottostante è quello del learning by thinking , per confronto e scambio alla pari. Il brainstorming richiede che ciascun membro del gruppo dia via libera alla propria spontaneità associativa e ideativa, senza alcuna censura e accogliendo le idee degli altri come un patrimonio comune e migliorabile. Nell’attività di brainstorming è proibita ogni valutazione o critica delle idee esposte; la valutazione deve essere differita e rimandata al successivo momento della selezione ed è vietato esercitare qualsiasi forma di censura sia nei confronti delle proprie idee che di quelle altrui.
L’efficacia della tecnica del brainstorming è riconducibile al fatto che essa induce nei partecipanti reazioni associative a catena, stimolando il confronto e una positiva competitività. Nelle attività di orientamento è consigliabile la pratica del brainstorming in tutte quelle situazioni che richiedono un primo approccio a un problema o a una situazione da analizzare. Essa serve per far emergere le conoscenze possedute dagli studenti in merito a ipotesi da percorrere per il reperimento di informazioni necessarie a colmare i vuoti di conoscenza evidenziati.

La lavagna luminosa
La lavagna luminosa funge da supporto alla lezione e nel nostro caso viene utilizzata per proie
ttare delle immagini, focalizzare i concetti e ricostruire il percorso fatto[16]. La finalità è quella di favorire la curiosità, sostenere l’attenzione, amplificare la percezione e variare l’uso dei linguaggi attenuando la monotonia del linguaggio verbale.
Proiettare immagini serve a supportare l’apprendimento ed è uno stile di approccio alla conoscenza di tipo visivo, in linea con gli stimoli ai quali sono sottoposti i ragazzi, “bombardati” ogni giorni da immagini di vario genere
[17].

L’uso didattico del computer
La classe oggetto dell’attività didattica è una V e coinvolge quella che Calvani definisce la fascia
dai dodici anni in poi, nella quale l’uso del computer è funzionale ad un approccio disciplinare[18] all’interno della scuola. Si danno infatti per acquisite le conoscenze strumentali di base (vedi pre-requisiti) e prevale un’educazione con il medium subordinata all’acquisizione dei contenuti o allo sviluppo di particolari abilità critiche definite negli obiettivi formativi. La metacognizione, ad esempio, è un passaggio importante nel processo dell’apprendimento, ed in questo caso favorisce negli studenti la riflessione sulle strategie da mettere in atto per arrivare al prodotto finale. La ricerca del materiale in Internet, la selezione dello stesso, la pianificazione del lavoro e la mediazione delle idee dei vari componenti del gruppo sono esse stesse un aspetto del processo metacognitivo.

Il setting didattico
L’attenzione al setting didattico determina o meno il fatto che le tecnologie possano essere messe in condizione di favorire nuove sinergie con significativi processi della mente e che, laddove siano usate per alleviare compiti di per sé ripetitivi, ciò consenta una messa in gioco di nuove, più rilevanti finalità educative.
Così, ad esempio, l’aula informatica di taglio tradizionale è congruente con una concezione della lezione come spiegazione frontale.
Rispetto all'attività didattica presentata, appaiono più valide due altre strade, la prima che
potenzia i modello classico della lezione (il computer a fianco dell’insegnante, con sistema di proiezione), la seconda, di taglio attivistico, che implica una riorganizzazione della didattica in funzione di attività organizzate in gruppi, in cui i computer vengono distribuiti in appositi angoli di lavoro, sia in spazi limitrofi alla classe sia al suo interno[19].Si ha in questo caso la soluzione migliore per organizzare, in un contesto ricco di risorse diversificate, piste multimediali personalizzate.
Sembra opportuno pensare alle tecnologie come a potenziali agenti di cambiamento capaci di influenzare soprattutto il setting, la configurazione generale, sia fisica che psicologica dell’ambiente di apprendimento (aspetti logistici, rapporti, atteggiamenti, clima dominante), consci del fatto che ciò non comporta di per sé un automatico miglioramento della qualità didattica
[20].

L’accesso all’informazione: la navigazione in rete e la ricerca del materiale in internet.
L’introduzione e l’uso dei nuovi media non è un’operazione da lasciare alla spontaneità, richiede invece un accorto lavoro di costruzione.
E’ compito della scuola quello di favorire un atteggiamento critico, creativo, consapevole dinanzi ai media; saper dominare i media, non esserne schiavi, saperli valutare nel proprio contesto, saperli adattare alle proprie esigenze rappresentano istanze che non possono essere riproposte dinanzi ai nuovi media
[21]. Una multimedia education deve rendere il soggetto capace di selezionare adeguatamente le varie informazioni disponibili, soppesarne l’attendibilità[22].
Negli anni, e soprattutto con l’avvento del World Wide Web, si è fatta più chiara la vocazione della rete a trasformarsi in un gigantesco database di conoscenze, accessibili in modo relativamente facile a un numero crescente di utenti. Attraverso il web è possibile navigare all’interno di un enorme serbatoio di sapere. La prima funzione del web è dunque quella di aprire una finestra su questo gigantesco archivio, di fornire accesso a un’immensa raccolta di dati e informazioni. Si tratta di un primo livello di uso della rete come strumento per accedere a un sapere, secondo la classificazione fornita da Guglielmo Trentin, caratterizzato da una fruizione diretta e individualizzata delle risorse presenti in rete; l’utente cioè interagisce, in rapporto uno-a-uno, con materiali e conoscenze che qualcun altro ha organizzato e reso disponibili. Per un utilizzo di questo tipo è necessario acquisire alcune competenze legate al recupero e selezione dell’informazione
[23].
Due sono i problemi dell’accesso all’informazione: la difficoltà di orientarsi nell’immenso spazio
informativo che si è vento a creare e il problema della valutazione dell’attendibilità delle fonti[24], ossia della valenza dell’informazione, e di conseguenza la sua autorevolezza, in uno scenario pervaso da tecnologie informatiche.
Uno degli aspetti negativi che emergono nell’uso degli ipermedia è il possibile disorientamento o sovraccarico cognitivo da parte dell’alunno.
La navigazione ipertestuale può essere dispersiva per studenti inesperti della materia e può presentare dei rischi: quelli che si materializzano nel pericolo di perdersi nei meandri dei tanti percorsi e delle tante possibilità offerte, difficilmente gestibili da chi non possiede nessuna confidenza con le caratteristiche epistemologiche del dominio in cui si sta inoltrando. E’ semmai la ridondanza, piuttosto che l’esiguità dell’informazione, il rischio più concreto a cui si va incontro. Il Web è oggi eclettico e inclusivo, e continua a inglobare elementi e a rimediare qualsiasi forma mediale, sia di tipo verbale sia di tipo visuale, si possa immaginare
[25]. Lasciando il soggetto libero di muoversi, la navigazione in internet rinuncia da ogni gradualità e sistematicità nella presentazione delle difficoltà, con rilevanti inconvenienti sul piano dell’orientamento[26]. La navigazione ipertestuale risulta al contrario produttiva quanto più i soggetti hanno già buona conoscenza del dominio in questione e buon controllo metacognitivo, cioè sanno ciò di cui hanno bisogno e dove vogliono arrivare; non opportunamente calibrata sulle capacità dello studente può aumentare confusione e dispersività. Si deve infatti presupporre che chi naviga sia in grado di capire in ogni momento cosa sia meglio per lui, sia a livello di strategie che di discriminazione di contenuti e sappia agire di conseguenza.
E’ per questo che la navigazione deve essere finalizzata ad uno scopo preciso (in questo caso alla ricerca del materiale per la stesura del programma di viaggio). E’ inoltre produttivo che dopo un breve momento di libera esplorazione della rete, sia l’insegnante stesso ad indicare agli studenti alcuni siti web utili.
Senza una minima capacità di navigazione consapevolmente finalizzata i prodotti ipermediali rimangono didatticamente non fruibili; a parità di prodotto, la conoscenza che il soggetto ha già dell’argomento e la sua capacità di orientarsi è ciò che fa la differenza. Il fine sostiene inoltre la motivazione degli studenti, ne incoraggia il coinvolgimento e dà senso al loro esplorare.
Il problema dell’attendibilità delle fonti è invece di più difficile soluzione in quanto non esistono strumenti o regole precise per essere sicuri dell’esattezza e dell’esaustività dell’informazione recuperata.
Spesso si deve fare affidamento sulla propria esperienza, sulla conoscenza diretta della fonte (un’istituzione, un centro di documentazione, ecc.), sulla segnalazione di un esperto, ecc., altre volte sul confronto incrociato delle informazioni pubblicate su più siti. Chi si avvicina al mondo del www non può far altro, quindi, che usare indirizzi di partenza consigliati da qualcuno (un collega, una rivista specializzata ecc.), oppure affidarsi all’aiuto di ausili informatici quali appunto i motori di ricerca
[27].
L’insegnante cercherà di aiutare o consigliare gli studenti nel momento della selezione delle informazioni. Egli avrà il compito di stimolare o aumentare la capacità di selezione, categorizzazione e valutazione delle informazioni che si possiedono.

I motori di ricerca e la definizione delle parole chiave
Nella fase che prevede l’utilizzo dei motori di ricerca, l’insegnante potrebbe introdurre la differenza fra motori che esaminano interi documenti e motori che guardano invece solo i titoli dei documenti stessi.
Fra gli aspetti che differenziano i diversi motori di ricerca possiamo individuarne almeno tre importanti
[28]:
  • il dominio che prendono in considerazione (numero e tipo di documenti vagliati);
  • le possibilità e i tipi di interrogazione che consentono
  • le modalità di presentazione dei risultati delle ricerche
Tutti e tre questi elementi sono estremamente rilevanti ai fini dell’efficacia globale della ricerca e concorrono in maniera significativa a connotarne positivamente o negativamente l’esito.
Per questo motivo possiamo affermare che l'uso dei motori di ricerca può rappresentare una palestra per o sviluppo di abilità logiche.

Note
[16] O. Scandella, Sstralci da: La scuola che orienta, la Nuova Italia, Milano 2002.
[17] O. Scandella, Corso di “Tecnologie dell’educazione” – Silsis, Bergamo, a.a. 2006/2007, lezione del 02/11/06
[18] A. Calvani, I nuovi media nella scuola. Perché, come, quando avvalersene, cit., p. 40.
[19] A. Calvani, I nuovi media nella scuola. Perché, come, quando avvalersene, cit., pp. 45-46.
[20] A. Calvani, I nuovi media nella scuola. Perché, come, quando avvalersene, cit., p 63.
[21] A. Calvani, I nuovi media nella scuola. Perché, come, quando avvalersene, cit., p. 52
[22] A. Calvani, I nuovi media nella scuola. Perché, come, quando avvalersene, cit., p. 53.
[23] G. Trentin cit. secondo G. Bettetini, S. Garassini, B. Gasparini, N. Vittadini, I nuovi strumenti del comunicare, cit., p. 230.
[24] G. Trentin, Insegnare e apprendere in rete, Zanichellli, Bologna 1999, p. 47.
[25] J. D. Bolter – R. Grusin, Remediation, Competizione e integrazione tra media vecchi e nuovi, cit., p. 229.
[26] A. Calvani, I nuovi media nella scuola. Perché, come, quando avvalersene, cit., p. 93.
[27] G. Trentin, Insegnare e apprendere in rete, cit., p. 47.
[28] G. Trentin, Insegnare e apprendere in rete, cit., p. 48.

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