Saturday, December 09, 2006

La navigazione ipertestuale come attività ricettiva

L’ipertestualità è la connessione di cose, istituzioni, luoghi e oggetti. L’ipertestualità dà la possibilità non solo di avere accesso ad alcuni luoghi, ad alcune cose, ma anche di avere un’informazione immediata e statistica su tutte le cose che sono in rapporto tra di loro. E' una forma di pensiero, accesso a un’idea: è una memoria, un’immagine; ma è anche un’informazione incompleta sull’idea, sull’informazione e sull’immagine[29].

Anche se sono ancora pochi i proprietari di personal computer abituati a produrre un ipertesto utilizzabile come strumento essenziale nell’ambito delle proprie attività quotidiane, sono ormai numerosi gli utenti di programmi di una certa complessità che si aspettano di operare in un ambiente che preveda prestazioni di natura ipertestuale.
[30]
L’ipertesto consente vari tipi di navigazione (del tutto libera, sequenziale come nel cartaceo, consigliata dal docente ecc.). Tradizionalmente le storie scritte sono strutturate in modo sequenziale dagli autori e dagli editori, mentre i materiali di consultazione sono progettati principalmente per una lettura non sequenziale[31]. Landow descrive così il “decentramento” del testo tradizionale, sostituito dal “nomadismo del centro” che la dinamica logica dei link ipertestuali consente di mettere in atto: il collegamento ipertestuale pone insomma il testo che si sta leggendo al centro dell’universo testuale, istituendo un nuovo tipo di gerarchia in cui il potere del centro si estende su una periferia infinita. Tuttavia, poiché nell’ipertesto quel centro è sempre virtuale, temporaneo e decentrabile – in altre parole, è creato soltanto dall’atto di leggere quel particolare testo – esso non tiranneggia mai altri aspetti della rete come farebbe un testo stampato.[32] L’ipertesto introduce un principio moderno di uguaglianza che si fonda sull’indifferenza delle posizioni individuali rispetto al “centro”, il quale non è più incarnato stabilmente da questo o quel soggetto, ma fluttua in relazione alle esigenze oggettive/impersonali della produzione[33]. Ovviamente l’ipertesto esprime il massimo delle sue potenzialità nella “navigazione libera”, dove l’utente può seguire il gioco delle libere associazioni mentali e quindi passare da una parte all’altra del testo. Il testo elettronico mantiene la “molteplicità” di quello a stampa ma perde la sua “fissità”[34] e si presenta come un “ambiente cognitivo a dimensioni multiple” dove elementi linguistici, grafici, visivi e sonori si intersecano in una struttura a rete[35]. Questo elemento di lettura non sequenziale del testo viene ancor più valorizzato dai “motori di ricerca” che permettono d’impostare ricerche per parole o gruppi di parole. Il passaggio da una parte all’altra di un testo elettronico può causare una perdita di orientamento ed è più difficile da ritenere rispetto alla ricerca di materiale effettuata mediante la consultazione di testi. Sull’ ipertesto inoltre non si può sottolineare, evidenziare con i colori, cioè svolgere quel tipo di lavoro che normalmente si fa sulle pagine di un libro[36]. Per questo motivo negli ipertesti sono anche presenti funzioni che attivano una traccia del percorso svolto dal fruitore: quasi sempre si tratta di un elenco dei capitoli o paragrafi toccati dal fruitore durante la navigazione. Negli ipertesti di solito ci sono anche altri strumenti che consentono una navigazione più “sicura”: il “Quaderno appunti” che permette di prendere delle note o di trasferire in automatico parte del testo dall’ipertesto al word processor; il “segnalibro”, che è un ulteriore aiuto per tenere delle tracce personali durante i salti ipertestuali.

L’organizzazione ipertestuale come attività produttiva.
Prima di avviare la pratica della scrittura l’insegnante fa fare un esercizio di brainstorming: vengono riportate alla lavagna le attività da svolgere per organizzare un programma di viaggio in Germania rivolto a turisti italiani. Queste vengono analizzate e riassunte in aree tematiche principali e connesse tra di loro in un ipertesto cartaceo.
La scrittura ipermediale si avvale della multimedialità, ma rinuncia all’organizzazione sequenziale a favore di quella ipertestuale.
La costruzione di un ipertesto può diventare un’opportunità per una riflessione critica su relazioni e concetti impliciti in una determinata area tematica
[37].
Rispetto alla scrittura tradizionale che tende alla linearità e sequenzialità, la scrittura ipermediale diventa reticolare e pluricentrica, basata sull’associazione di idee. Gli ipertesti contengono una serie di rimandi impliciti al contenuto del testo e si presentano come tecnologie più flessibili e più simili ai modi propri della mente.
[38] Questa struttura reticolare ed associativa viene interpretata come rettificazione del processo di elaborazione del pensiero che procede per associazione[39]. La struttura ipertestuale soggiace alla costruzione dei testi multimediali, ma è anche uno strumento che permette l’elaborazione di un’argomentazione teorica non più fondata sulla logica casuale, ma su quella associativa[40]. La scrittura ipermediale favorisce la comunicazione interpersonale essendo un’attività orientata all’interazione fra individui (coordinamento, gestione, codecisione, discussione, ecc.).
Definiti gli obiettivi del lavoro, i contenuti che si desiderano veicolare e conseguentemente i materiali da utilizzare, questi guideranno nell’impostazione dell’ipertesto, o meglio, nella definizione dei legami che costituiranno la sua ossatura. Progettata la struttura ipertestuale, per realizzarla si ha bisogno dei materiali (testi, figure, immagini statiche o in movimento, suoni, ecc.) realizzati ex novo oppure recuperati in rete (citando la fonte), oppure ancora acquisiti da libri, riviste, ecc.)
[41].
La produzione dell’ipertesto altro non è, quindi, che il “pretesto”, lo stimolo, l’agente motivante e/o l’elemento di facilitazione nell’acquisizione di nuove conoscenze su un particolare argomento di studio e questo attraverso la costruzione (collaborativa e non) di documenti originali e la loro “cucitura” basata su mappe concettuali.
La costruzione di un prodotto multimediale mediante l’utilizzo di Word o di un ipertesto sottolinea la superiore potenzialità, dal punto di vista educativo, dei servizi di comunicazione interpersonale rispetto a quelli di accesso e condivisione dell’informazione.

La scrittura su Word
Freinet definiva il termine tâtonnement un tipo di esperienza diretta che procede a tentoni, un apprendimento che porta in primo piano la corporeità, il contatto e l’esplorazione fisica degli oggetti, l’intuizione diretta e contestualizzata dei problemi
[42]. Si inizia in un primo momento con l’abbozzare delle idee; successivamente queste idee vengono ampliate, o anche vanificate, attraverso la ricerca in Internet. Il confronto in gruppo delle idee e del materiale attiva quella zona chiamata da Vigotsky di “sviluppo prossimale”. E’ attraverso la cooperazione che lo studente che ne sa di meno imparerà dagli altri e quello che conosce di più metterà a disposizione del gruppo le sue conoscenze attivando anche ulteriori capacità per poter aiutare i compagni che altrimenti resterebbero nascoste o inutilizzate.
Se si pensa al processo indotto dalla scrittura, basato sulla formulazione delle proprie idee, sul confronto con quelle degli altri, sul riscontro e le valutazioni che provengono dagli interlocutori, ecco che il medium diventa un ottimo strumento non solo per esercitare abilità di lettura e scrittura, ma anche per stimolare la riflessione, la condivisione di conoscenze, lo sviluppo del senso critico, in sintesi, la costruzione di nuove conoscenze e abilità attraverso un processo a forte connotazione sociale
[43].

Don Milani sosteneva che la scrittura si presenta come un processo ricorsivo e cooperativo; si
parte dal buttar giù appunti, si fanno le prime stesure, si confronta si revisiona, si risistema più volte confrontando i punti di vista[44]; l’attività dello scrivere si riveste di una forte enfasi etica e sociale, costruire un testo diventa un momento significativo del costituirsi di una stessa comunità[45]. E’ molto importante il clima che si crea intorno alla scrittura: lavorare, ritornare a distanza di tempo, discutere assieme, lasciar trascorrere periodi di incubazione.
Con i word processor i limiti fisici del contenitore e la traccia impressa da chi scrive non rappresentano più un fattore di ingombro per il rimaneggiamento linguistico (editing del testo, tipicamente, il “taglia-incolla”); la scrittura si libera dal suo supporto fisico, diventa un oggetto virtuale, continuamente modellabile: ecco dunque che la tecnologia offre valore aggiunto proprio ad approcci educativi che valorizzano il carattere creativo, ricorsivo e cooperativo della produzione testuale[46]
La scrittura elettronica favorisce una scrittura immediata, a getto continuo (tipo brain storming individuale), che consente di correggere e di ritornare agevolmente a più riprese sul testo, liberando in questo modo dall’“ansia della pagina bianca”. Il programma di videoscrittura permette di trattare il testo scritto come un qualcosa di modellabile: si possono spostare paragrafi, inerire nuove parole o frasi, cancellare o correggere avendo sempre a disposizione un testo pulito
[47]. Un valido aiuto è la correzione ortografica facilitata; impostando la lingua, dal menu “strumenti”, il programma segnala le parole non corrette e le alternative, suggerite per la correzione, possono stimolare al confronto in gruppo. La correzione ortografica induce una riflessione sulla lingua, richiama l’attenzione sugli errori, ciò che con carta e penna sarebbe possibile solo dopo la correzione dell’insegnante.
La possibilità di conteggiare il numero di battute permette inoltre agli studenti di aver ben chiaro quanto sia lunga la produzione richiesta.
Scopo non marginale nell’uso del word processor dovrà essere quello di contribuire a far percepire il senso dello scrivere per comunicare. E’ auspicabile che le produzioni linguistiche siano legate alla necessità di comunicare ad altri (alla classe, alla scuola o anche ad uditori più ampi) qualcosa a cui vengono attribuiti significati da parte dei e delle componenti della comunità-classe.
Sempre in un’ottica costruttivista e collaborativa, è bene che nella composizione di un testo ci si organizzi in diadi che condividono un’unica macchina, perché ciò fa lievitare notevolmente il livello d’interazione e collaborazione
[48]. Da questa interattività, nasce il continuo divenire degli elaborati, che non sarebbe ugualmente possibile in un contesto e con possibilità diverse da quelle offerte da un word processor; così le possibilità pratiche del word processor sono alla base, e contemporaneamente promuovono, una visione dello scrivente come situazione in perenne movimento, la cui caratteristica fondamentale è la possibilità di riflessione metasemantica e metalinguistica[49].

Il blog
La pubblicazione in rete del programma di viaggio attraverso l’ausilio di un blog è sicuramente stimolante per gli studenti che dovranno scegliere il modello del blog, le immagini da inserire, i colori, la disposizione del testo. Anche in questa fase si consulteranno, medieranno delle opinioni e comporranno insieme il loro prodotto. Il GLOB è un oggetto informatico abbastanza “globale” (più di un forum), che offre un contesto e un ambiente (anche di tipo relazionale), di semplice gestione (più di un sito o di una piattaforma di e-learning)
[50]. Consente una “co-costruzione” della struttura (anche in modo un po’ “caotico”), è aperto ai commenti (anche divergenti) di eventuali visitatori “invitati” o non previsti.
Dopo una serie di attività simulate, il blog consente di materializzare il lavoro degli alunni in un prodotto concreto, tangibile.

Note
[29] Derrick de Kerckhove cit. secondo B. Sanguanini, Informazione & multimedia, FrancoAngeli, Milano 2000, p. 406.
[30] G. Bettetini, S. Garassini, B. Gasparini, N. Vittadini, I nuovi strumenti del comunicare , cit., p. 63.
[31] R. Fidler, Mediamorfosi. Comprendere i nuovi media, Guerini & Associati, Milano 2000, p. 50.
[32] C. Formenti, Incantati dalla rete, Cortina, Milano 2000, p. 172.
[33] Ibidem.
[34] G.P. Landow, L’ipertesto, Bruno Mondatori, Milano 1998, p. 8.
[35] G.P. Landow, L’ipertesto, cit., p. 9.
[36] L. Toselli, Il progettista multimediale, cit., p. 30.
[37] A. Calvani, I nuovi media nella scuola. Perché, come, quando avvalersene, cit., p. 75.
[38] A. Calvani, I nuovi media nella scuola. Perché, come, quando avvalersene, cit., p. 92.
[39] G. Bettetini, S. Garassini, B. Gasparini, N. Vittadini, I nuovi strumenti del comunicare , cit., p. 30.
[40] G. Bettetini, S. Garassini, B. Gasparini, N. Vittadini, I nuovi strumenti del comunicare , cit., p. 31.
[41] G. Trentin, Insegnare e apprendere in rete, cit., pp. 58-59.
[42] A. Calvani, I nuovi media nella scuola. Perché, come, quando avvalersene, cit., pp. 84-85.
[43] G. Trentin, Insegnare e apprendere in rete, cit., p. 115.
[44] G. Trentin, Insegnare e apprendere in rete, cit., p. 87.
[45] Calvani, I nuovi media nella scuola. Perché, come, quando avvalersene, cit., p. 87.
[46] Calvani, I nuovi media nella scuola. Perché, come, quando avvalersene, cit., p. 88.
[47] A. Calvani, I nuovi media nella scuola. Perché, come, quando avvalersene, cit., p. 85.
[48] Greenfeld, cit. secondo P. Migliorini, Educazione e computer per un sapere flessibile, costruttivista e reticolare; in O.Albanese et al., Apprendimento e nuove strategie educative, cit., p. 152.
[49] Pontecorvo, Taffarel, Zucchermaglio 1989, cit. secondo P. Migliorini, Educazione e computer per un sapere flessibile, costruttivista e reticolare; in O.Albanese et al., Apprendimento e nuove strategie educative, cit., p. 153.
[50] A. Porcarelli, Laboratorio di “Tecnologie dell’educazione” – Silsis, Bergamo, a.a. 2006/2007.

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